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Uagliò, finire sotto inchiesta ed essere sputtanati a livello nazionale e internazionale, non è una bella cosa. Ed è per questo che Zia Concetta non ritiene di gioire della disavventura di Deaglio.
Tuttavia, benedetto uaglione, ma perché ti sei messo a fare sta crociata? Non potevi romanzarla un po' invece di farla passare per una rivelazione divina?
Uagliò, alla tua età fai ancora sti scherzi? Tanto lo sappiamo tutti che ci ripenserai.
Paisà, la questione del matrimonio gay deve considerarsi, secondo me, virtualmente risolta. Nel senso che, in Italia, è solo questione di tempo. Specie dopo le magistrali lezioni di mamma RAI che, con l'ultima fiction, ci ha fatto bonariamente capire che la nostra società deve uscire dalla sua bigotta inferiorità, facendo tesoro dell'esempio di quel grande statista che risponde al nome di Zapatero e del grande popolo spagnolo.
Zia Concetta è, pertanto, felice di cotanto progresso.
Ma Zia Concetta non si ferma qui e ha lo sguardo proiettato nel futuro. E quindi pensa che, archiviata la questione del matrimonio gay, quale grande traguardo del vivere civile, sia già ora di pensare, per esempio, al matrimonio a 3 o a 4 o a 5. Oppure al matrimonio fra fratelli o fra sorelle.
Questo sì che sarebbe apertura mentale della società!
Uagliò, ma perché mi è indigesto tutto quello che sa ...de aglio?
E' sconvolgente constatare come l'epidemia da mal di Pansa continui a mietere nuove e più illustri vittime. A quanto pare, continua l’insurrezione di quanti, in nome della Verità, si sentono offesi da una pubblicazione tutto sommato modesta – e perciò intrinsecamente “inoffensiva” - quale "
Il saggio del Pansa non dà fastidio in sé: già in passato vi furono pubblicazioni percepite come minaccia al tabù, ma trattavasi di minacce (ritenute) innocue. Rosso e nero di De Felice, ad esempio – e tanto ,per rimanere al genere divulgativo - proponeva una data interpretazione; non riportava fatti di vita concreta e, dunque, non incuriosiva il grande pubblico. E comunque, fino a quando certi fattacci erano oggetto di indagine e di divulgazione da parte di pochi storici e di qualche cultore, il fenomeno era limitato a una ristretta schiera di lettori e perciò non impensieriva nessuno: si trattava pur sempre di “minoranze” additate come revisioniste e dunque culturalmente innocue e inoffensive per il monolitico bastione dell’Epopea resistenziale.
Ma i libri del Pansa raggiungono il grande pubblico, cioè le masse, cioè tutti coloro ai quali è ormai sufficiente andare in libreria per leggere di talune verità nascoste e di taluni lati oscuri della nostra storia; di molte orrende nefandezze perpetrate in nome della purezza di ideali democratici e nascoste dalla storiografia ufficiale. Ed è proprio questo che provoca il mal di pancia dell’intellighenzija: il rischio che le grandi masse – e quindi l’opinione pubblica - vengano sfiorate dal dubbio intorno alla immacolata figura del partigiano; il pericolo concreto che la gente comune, allevata a pane e Resistenza da una torma di reduci, accademici, parolai mistificatori e impenitenti voltagabbana, si ponga delle domande (e cerchi delle risposte); il timore che il Dogma venga intaccato e che l’ortodossia storico-culturale, autocertificatasi depositaria del monopolio della storia, possa essere clamorosamente smascherata.
E se a questo si aggiunge il fatto che il dubbio viene proposto, non già dal solito fascista, bensì da uno che proviene dall’area culturale di quella ortodossia, ecco che il mal di pancia suddetto trova un’altra autorevole spiegazione.
Chi si ricorda, infatti, dell’insurrezione sinistrosa contro il deviazionismo pasoliniano? E chi, invece, non si ricorda del crucifige urlato contro l’ultima Fallaci?
L’ortodossia non ammette le critiche che possano levarsi al proprio interno. Così pronta a riempirsi la bocca delle parole Libertà e Democrazia, essa è implacabilmente totalitaria con chi azzarda o propone punti di vista differenti. Il Verbo va difeso a ogni costo col solito e infallibile sistema: l’aprioristica etichettatura, con cui il dissidente viene additato come revisionista (o all’occorrenza come fascista), e la successiva e automatica istigazione alla lapidazione. L’eco si diffonde, gli adepti raccolgono, i disobbedienti eseguono. (E Bocca perde un’altra occasione per tacere).
Uagliò, Zia lo sapeva che scherzavi. Perché? Perché piantare una piantina implica un certo sforzo: fisico, mentale e - Zia aggiunge - emotivo.
No, uagliò, i 26 non sono i punti di penalizzazione da cui, secondo Prodi, l'Italia deve ripartire. No.
26 sono le opere che il Getty Museum possiede illegalmente - per averle acquistate aumma aumma (ricettate?) - e che non vuole restituire ai legittimi proprietari: gli italiani.
My friends, noi vi vogliamo bene, perché avete molte cose da insegnarci (ma molte altre di cui vergognarvi). Ma dovete capire che dovete superare il complesso di inferiorità che tenete. E che non potete colmare con i 'ddollari.
Si, vabbuò, voi dite che siamo pur sempre italiani e che prima o poi finiamo per perdonare, come facciamo con l'indulto, come abbiamo fatto con la Baraldini; come facemmo con certi uagliuncelli yankee che si divertirono a tagliare i cavi di una certa funivia. Vabbuò tutto questo, ma ricordatevi puro che durante la guerra, voi (e i vostri cugini inglesi) ci avete distrutto 'na sporta 'e castelli e monasteri e abbazie.
Quindi, uagliò, restituiteci la nostra unica vera ricchezza (e non scassate 'o cazz!).
Sui fatti calabresi, ancora è presto per capire se è la giustizia al servizio della mafia o se è la mafia al servizio della giustizia. Quel che si capisce - ancora una volta - è che la giustizia è al servizio della stampa (la quale le ricambia il favore); che la stampa è al servizio del pettegolezzo e del gossip.
Del resto, stavolta il boccone era di quelli gustosi assai: non la solita retata, che ormai non fa più notizia, non la solita maxi-operazione; ma il tintinnìo dei ferri ai polsi di un magistrato di cassazione, presidente di sezione di un tribunale importante; per di più donna; per di più settentrionale (trapiantata); per di più in odore di comparaggio (o comaraggio) con una delle cosche più potenti nel traffico internazionale di droga.
Urca, ragazzi, che boccone!
E ancora le intercettazioni, date a piene mani in pasto ai cronisti. E di nuovo la custodia cautelare, che ormai, nella percezione della gente, rappresenta il punto d'arrivo della mano della giustizia, piuttosto che, invece, come vuole la legge, il punto di partenza verso l'accertamento della verità.
E se domani la tizia dovesse risultare innocente?
AGGIORNAMENTO OT: Paisà, certo che a leggere questo articolo, su come funziona la giustizia in Calabria, vengono i brividi.
Uagliò, Zia Concetta vuole manifestare tutta la sua solidarietà al Presidente Prodi, il quale, giustamente, si è lamentato del fatto che "...il Paese è impazzito, non pensa più al futuro...".
Ha ragione il Prof. E' da 60 anni che i vari Governi chiedono agli italiani i sacrifici necessari per pagare il biglietto verso il futuro. Ed è da 60 anni che gli italiani non lo capiscono: pensano insistentemente al presente; ai soldi che non bastano mai; alle bollette, ai libri di scuola, ai "...cappotti per l'inverno..." (come ci ricorda Enzo Biagi nel suo aricolo del 16 agosto di ogni anno, da 20 anni in qua); agli affitti o ai mutui; eccetera.
Ecco perché il Presidente ha ritenuto di intevenire più energicamente del solito: voi italiani siete pazzi! Siete pazzi se non accettate questo piccolo salasso; se vi rivoltate contro i tagli; se contestate il bollo, gli estimi, la successione, il TFR, lo spionaggio fiscale istituzionalizzato; se vi incazzate al solo pensiero che toccheremo le pensioni. Siete pazzi se continuerete a pensare ai vostri problemi quotidiani piuttosto che badare, con orgoglio spartano, a un futuro ricco e ...felice.