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C'è una miriade di eventi storici, ancora avvolti da un alone di mistero, che gli storici fanno fatica a chiarire. Perché Annibale si fermò a Capua? Catilina era veramente 'nu strunze? Perché Hitler invase la Russia? E' vero o no che, durante il famoso processo a Papa Formoso, s'udì uno strano rumore provenire dal cadavere del Pontefice? Masaniello era veramente pazzo (...i' so' pazzo, i' so' pazzo.....). E potrei riempire pagine e pagine di questa chiavica di blogghe.
Ma, tra tutti, ce n'è uno in particolare al quale né la Treccani, né l'International Historical, né Google, né Uichipidia, né la Settimana Enigmistica, hanno dedicato l'attenzione che merita.
Mi riferisco allì'enigma di Waterloo.
Su Waterloo, storici, saggisti, letterati, esperti di tattica, professori di bon ton e quant'altro, hanno scritto un profluvio di pagine, formulando ipotesi le più varie e fantastiche, senza giungere a una conclusione univoca.
Ma cosa accadde esattamente a Wateloo?
A Waterloo accadde una tragedia. Accadde, pare, che il generale Cambronne, alla intimazione di resa, rivoltagli da un collega inglese, ebbe a pronunciare la storica risposta: "Merde!".
Per molti storici, l'indecente parola non fu mai pronunciata perché, sostengono, essa non apparteneva al galateo di un signore che, comunque, per quanto tamarro nei modi, era un pari di Francia, con tanto di legion d'onore. Zozze dicerie, dicono, messe in campo dai detrattori di Cambronne, di Napoleone e della Grandeur.
Per molti altri, la puzzolente risposta fu pronunciata, eccome! Anzi, i più orgogliosamente sciovinisti sostengono che il trionfatore morale di Waterloo fu proprio Cambronne ('sta storia del vincitore morale, i francesi ce l'hanno nel sangue quando si tratta di addolcire le batoste subìte; ma questo è un altro discorso).
Insomma, 'sta "Merde!", uscì o non uscì dalla bocca di Cambronne? I' nun 'o saccio. Ma c'è un indizio che la storiografia ufficiale non ha tenuto nella dovuta considerazione; un indizio che ci consente di passare dalla dimensione delle facili congetture a quella della attendibile ricostruzione storica.
Da molte fonti, infatti, si sa che il generale Cambronne non conosceva - e, quindi, non usava - una grande varietà di vocaboli: il suo dizionario comprendeva, si e no, 40 o 50 parole che lui adattava a tutte le situazioni. Per esempio, al barbiere che gli feriva il viso, non gli diceva "attention", ma "qui l'est mort!" (chitemmuòrt!); al soldato che non gli puliva bene gli stivali, "fils de troie" ("figlientrocchia!"); all'ufficiale, suo collega, che, dopo averlo sfidato a duello, non si presentò all'appuntamento fissato, mandò a dire che era un "homme flottant" (ommemmèrda). E via apostrofando.
Dunque, se questo era l'uomo - e se quello era il suo repertorio - non solo è possibile, ma anche fortemente probabile che egli abbia pronunciato la fetente parola.
Dopo il fattaccio, il generale non confermò né smenti l'accaduto. Ma come che siano andate effettivamente le cose, la figura di Cambronne ne esce in ogni caso a testa alta. Infatti, se egli non pronunciò l'insulto, questo gli rende onore per essersi comportato da grande soldato nel drammatico momento della disfatta. Se invece l'insulto fu effettivamente da lui proferito, gli va riconosciuto il merito di aver contribuito a creare uno dei grandi misteri della storia, che ben potremmo definire come l'enigma di Merde.
"Fascista! Sei un'oca. Mi hai toccato. Ma vai a toccare tua nonna. Fascista."
Uè uè. Guardate un po' chi è ricomparso ieri sera in televisione a sostenere velatamente che le intercettazioni illegali vanno conservate. Chi è chesto bravo guaglione? E' Piercamillo Davigo, quello che voleva rivoltare l'Italia come un calzino.
Che gli sia ripreso il prurito?
Brutti tempi per Napule. E anche per Titina la quale, ieri sera, è stata minacciata con una pistola e derubata di borsetta anelli e collane. Se l'è cercata. Io al suo posto avrei invitato al dialogo 'e'mmariuoli.
1 - La ricchezza di una comunità si misura dal numero di passaggi di moneta tra un soggetto e un altro (J.M.KEYNES)
2 - La vera ricchezza è quando sovrabbondano i posti letto negli ospedali (B. MUSSOLINI).
3 - Non le pellicce, ma il numero dei "maestri di estetica" in circolazione denota il benessere di un popolo (MARINA R.D.M.).
4 - Non è la ricchezza che conta, ma l'illusione di essere ricchi (ANONIMO statista degli anni '60).
5 - Il popolo vuole maneggiare la carta: se non possiamo dargli le banconote, diamogli la possibilità di usare le cambiali (ANONIMO statista del n. 4).
6 - L'illusione della ricchezza è una sensazione candida, leggera e fragile, come la carta igienica (ANONIMO possessore Bond Parmalat).
7 - Il benessere si misura dal numero di televisori e frigoriferi presenti nelle case degli italiani (ANONIMO statista del n. 4).
8 - La ricchezza si misura dal numero di Mercedes parcheggiate sotto le case popolari (ANONIMO economista anni '90).
9 - Permuto Mercedes CLK con dentiera per Nunziatina mia e onorario del dentista (GENNARINO ESPOSITO)
10 - La ricchezza si misura dal numero di cellulari appoggiati sui tavoli nei ristoranti (ANONIMO giornalista de Il Sole 24 Ore).
"Se questa è satira, quando io rutto è lirica".
Travaglio non è un giornalista, è una persona informatasuifattiatempopieno. Un testimone multioculare. Un fenomeno vivente. Uno da fare ministro della Giustizia.
14 Novembre 1920. Sulla capitale volteggia un velivolo. A pilotarlo é Guido Keller, un aviatore, compagnone, stravagante poeta della vita e coraggioso soldato di cui i libri di storia non si occupano.
Questo pilota ha intenzione di bombardare Montecitorio, la sede "incagoiata" del Parlamento.
Giunto che è sulla verticale del Palazzo, infatti, il pilota sgancia la sua bomba, un vaso da notte ('o rinale) ripieno di un certo contenuto e adeguatamente abbellito con fiocchi rossi.
Il gesto viene spesso ricordato come una folkloristica performance di un reduce invasato. In realtà ha tutti i connotati di un'opera d'arte. Di un capolavoro dadafuturista.
Paisà, Maria gliela dovete restituire (purtroppo). Lo so che vi dispiace, ma c'è una legge e un provvedimento del Tribunale. Si sì, d'accordo, vi dispiace che lei torni in quel ricettacolo di miseria, sporcizia, incuria e deparavazione chiamato "internate", ma Maria deve tornare lì.
Questo non vuol dire che voi dobbiate mollare la vostra battaglia. Anzi, questa battaglia, che riguarda il vostro particolare interesse affettivo, può trasformarsi in una occasione per fare una più grande e nobile guerra per l'affermazione in generale dei diritti del bambino che, in quei luoghi, vengono impunemente calpestati.
E, in questa guerra, non dovete farvi intimidire da chi vi dice che la legge è legge, sed lex; e che i tribunali hanno le mani legate; che comunque è sempre lo stato d’origine che deve prestare il consenso, nell’interesse del minore, e via farneticando. Balle!
A costoro – e anche all’ambasciatore, che sicuramente incontrerete e che vi prometterà cos’e’pazze - rispondete che la legge è una chiavica; che ormai lo sanno tutti che per avere un bambino è sufficiente andare lì e sborsare 20.000 euro di mazzette; che lo stato d’appartenenza non fa l’interesse dei bambini, ma fa soltanto bisinìsse; che altrimenti non si spiegherebbe, per esempio, come quello stato abbia cominciato a elargire contributi alle famiglie (di la) affinché ospitino i bimbi degli istituti (le quali famiglie, in tal modo, ci guadagnano due volte: una col contributo e l’altra con la forza lavoro aggratisse); che in questo modo si finisce per aumentare la …forza contrattuale di qualcuno, con conseguente lievitazione del compenso-mazzetta. E se vi si dice che i (presunti) abusi sono fatti episodici, dite, invece, che, al contrario, è una pratica diffusa e tollerata, sia a livello locale sia a livello centrale (‘nzomma, ‘o ssanno tutti, ma fanno finta ‘e niente); che gli abusi (per esempio dell’istitutore) vengono denunciati, ma vengono anche insabbiati (per esempio dal direttore); che gli scheletri nell’armadio generano un sodalizio per cui una mano lava l’altra e tutt’e due lavano la coscienza del denunciato e dell’insabbiatore.
Certo, non mancherà chi vi risponderà che ‘ste cose riguardano la sovranità di un altro stato (che, nel caso di Maria, neppure appartiene all’UE) e che quindi non so’ cazzi vostri. Ma almeno ditegli che voi non siete fessi. Ma se questo argomento vi dovesse essere sbattuto in faccia dalle istituzioni italiane, con la scusa che hanno le mani legate dalla dura legge e dalle convenzioni internazionali, ricordate loro che Prefetture e Tribunali hanno largheggiato e largheggiano a discrezione quando si tratta di asilo politico, di diritti umani, di espulsione dell’immigrato clandestino eccetera eccetera. E che la vostra incazzatura, sebbene riguardi un vostro interesse particolare, non è poi tanto dissimile da quella di chi, come essere umano, si sente offeso dalla mortificazione dei diritti umani che avviene in certi stati sovrani e indipendenti. Se non potete cambiare la legge e le convenzioni, quanto meno evidenziate il disvalore di certi comportamenti (‘nzomma, sputtanateli).
Ah, all’ambasciatore fate presente che il ricatto (bloccare gli affidi) è di per sé ignobile, ma lo è ancor più quando va a scapito d’e ccriature sventurate.