Sguaiati pettegolezzi e sgrammaticate contumelie

Zia Concetta

Utente: ziaconcetta
Nome: Concettina Strapi
Una zia qualunque

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venerdì, 30 giugno 2006
Darfur

 Zia Concetta, nel suo piccolo, aderisce alla iniziativa segnalata dall'amico Camelot. Darfur, insieme a  tante altre realtà, rappresenta un problema con cui l'occidente, prima o poi, dovrà fare i conti.  E' inutile - e sciocco - da parte dei media, schivarne l'importanza, in nome di altre "tragedie", ritenute più orecchiabili (giornalisticamente e politicamente). Così come é sciocco che il  fratello ricco continui ad abbuffarsi ben sapendo che nell'altra stanza il fratello povero muore di fame, di stenti, di ingiustizie, di vessazioni e di persecuzioni.. 

Postato da: ziaconcetta a 11:23 | link | commenti (1)

giovedì, 29 giugno 2006
Messaggi paramafiosi

 A chi mi punta contro una pistola, dò volentieri la borsetta.  (Purché la pistola sia carica)




 (Von Bulow, lievemente riveduto da ZC)




 

Postato da: ziaconcetta a 17:55 | link | commenti
politica, mafia, storia, frasi celebri

martedì, 27 giugno 2006
Lugano addio

Ivan  Chi si ricorda più di questo signore? Nessuno! E in particolare quella stampa sempre pronta a rinfrescarci la memoria su De André o su Rino Gaetano (per i quali, tanto di cappello).


 Lui non faceva comizi con le sue canzoni. Lui non celebrava i temi, ovvi e orecchiabili, degli sfruttati, emarginati e dei fratelli figli unici. Lui cantava storielle ordinarie di gente comune.L'addio a Lugano, la dolce Agnese, la signora bionda dei ciliegi, lo studente di Firenze, il furto di Mnnalisa, eccetera.


 A chi interessano più queste storielle? A nessuno. 


 Eppure certe sue canzoni sono incdredibilmente attuali


 Tu sai citare i classici a memoria, ma non distingui il ramo da una foglia...La tua scienza ha creato l'ignoranza... E poi le parolacce che ti lasci scappare e che servono a condire il tuo discorso d'autore, come bava di lumache stanno lì a dimostrare che....non si può migliorare col tuo schifo di educazione.

Postato da: ziaconcetta a 08:45 | link | commenti (11)
musica, personaggi

domenica, 25 giugno 2006
Tesori perduti

Uagliò,  Zia Concetta avverte tanta nostalgia di quelle ...discussioni che le comari di Soccavo intrattenevano da una finestra all'altra, per lo più a motivo dei litigi dei figli.

Ah che bella cosa!

Affastellavano  un quintale di improperi,  imprecazioni e insulti della più varia natura, diretti all'altra comare. Strillavano le parole più strane, gli aggettivi più coloriti e gli avverbi più pungenti. A ciascuna non interessavano le ragioni dell'altra; non le interessava sentire l'altra campana, non ne aeva bisogno: si formava la sua propria verità e su questa innestava il terribile assòlo. Che poi era un frastuono scomposto in cui, l'assenza di un filo logico, rendeva incomprensibile persino la scansione delle parole.

La comare non articolava il pensiero. Anzi, non aveva proprio pensiero. Non ne era capace, presa com'era dall'istinto biliare di strillare all'altra la sua verità.

 Lo sfogo raggiungeva il culmine quando la comare ritenea di aver inondato l'altra di tutto ciò che questa si meritava. Poi altre due o tre imprecazioni, la contumelia terminava  e la finestra si chiudeva con un gran botto.

Che bella cosa!

Postato da: ziaconcetta a 19:51 | link | commenti (2)
pilloline

giovedì, 22 giugno 2006
Rubicone

 La legione è schierata in armi.

Attende che il Generale le parli. Lui è lì, davanti alla prima riga, che osserva silenzioso.

Scomposto brusìo che proviene dalla truppa.

D’mprovviso…….

 

Aòooo! A regà, a’ volemo smorzà ‘sta caciara?

Eccheccazzo!

Chiudete er cesso e stàteme a sentì n’pochetto.

…..

 Per chi n’o sapesse, a Roma ce vonno fa er festino. Sine, proprio così: ce vonno spaccà er culo.

Ce sta quarcuno che, quanno noartri portevamo er core de Roma nostra n’a tera de li barbari, se trastullava a scrìve l’orazioni de li mortacci sua. Ce sta quarcuno che, quanno noartri buttavamo er sangue nostro pe’ sbaraglià li galli ner pollaio, riempiva er foro d’accuse zozze sur comandante vostro.  Ce sta quarcuno che se crede Magno, e magna e beve co li compari sua, a la facciazza der popolo caprone e de’ noartri tutti.

A tutti sti quarcuni je rode forte er culo.  

 Je rode perché sanno c’hanno da fa li conti co’ noartri.   Je rode perché sanno c’hanno da sbolognà. Je rode perché sanno che l’avèmo sgamati.

Se fanno passà pe’ guardiani de l’istituzzioni; dìcheno de custodì a’ tradizzione,  de m’personà er costume antico, ma  so’ sortanto li faccendieri de li cazzi sua.

Ma noartri nun sèmo l’ortolano (e Roma nun è er cetriolo).

 

Allora famo presto: annàmoli a sloggià. Buttamo er dado e passamo er Rubicone: Roma è capoccia. E capoccia ha da restà.”

Postato da: ziaconcetta a 08:34 | link | commenti (7)
personaggi, storia, frasi celebri, cesare

lunedì, 19 giugno 2006
Chiacchiere

Leggendo i giornali di ieri e di oggi, traggo la conclusione che, d'ora in avanti, dovrò stare attenta a quello che dico per telefono alla mia cara amica Titina. Per esempio, non le dirò mai più che - a proposito di Michael Douglas - é un "bimbo" che mi piace; che alcuni quotidiani sono, secondo me, surrogati della carta igienica;  che disapprovo i no-global; che bisogna andare a votare, piuttosto che disertare le urne; eccetera.


 Con tutto che io sono una qualunque Zia Concetta - un po' meno famosa di un Savoiardo - correrei ugualmente il rischio di essere intercettata da un paladino della giustizia il quale, sulla base delle mie gravissime frasi di cui sopra, mi additerebbe come un devastante pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica, relegandomi a Poggio Reale. 


Non solo.


 In nome del diritto all'informazione e alla libertà di stampa, il Bianconi di turno non esiterebbe a sottoporre alla propria redazione il ghiotto boccone delle intercettazioni delle mie telefonate.

Postato da: ziaconcetta a 11:15 | link | commenti (5)
giustizia, giornalismo, intercettazioni, giornalisti, pilloline

sabato, 17 giugno 2006
Ecografia del revisionismo

Viiviamo ormai nell'epoca degli "ismi" imperanti. La cultura postmoderna non sa fare a meno di ricorrere agli "ismi" per creare categorie con cui discernere sommariamente  i buoni dai cattivi; il bello dal brutto; l'eccelso dal riprovevole, secondo superficiali giudizi di valore/disvalore, tipici di un (tanto per cambiare) provincialismo - culturale - che ha nel copia/incolla il substrato essenziale. Laicismo, progressismo, negazionismo, complottismo, revisionismo, passatismo e via farneticando, sono termini che, nel comune sproloquiare, vengono usati, non tanto per individuare un qualsiasi ambito fenomenolgico, quanto per additare l'idea da salvare o quella da cestinare.


  Il problema si é posto, di recente, sul concetto di "revisionismo" storico. Al livello più terra terra, si sono formate, com'era ovvio, le due schiere contrapposte dei revisionisti e degli antirevisionisti. A livello un tantino più su, si cerca di riempire il concetto spiegando che esso serve a individuare l'attività di arricchimento delle conoscenze della ricerca storica o di reinterpretazione di quelle già acquisite.


In entrambe le accezioni, il "revisionismo" é una grande bufala.


Il  girone dei revisionisti nasce, guarda caso, in relazione alla storia contemporanea e, precisamente,  con la "rivisitazione" di alcune "verità" storiche riguardanti, per la storia nazionale, ad esempio, Salò e la resistenza; per la storia mondiale, la tragedia dell'olocausto. In altri termini, viene tacciato di revisionista (nel senso deteriore) non chi nega che Nerone abbia appiccato l'incendio, non chi afferma che Catilina era un galantuomo, non chi mette in discussione la grandezza di Carlomagno o la grettezza di Attila; ma solo chi si azzarda a intaccare il "mito" di quei particolari  eventi storici novecenteschi, quasi a preservare l'intangibilità della versione che la storiografia "ufficiale", assunta a rango di Verbo,  ne ha dato e ne continua a dare. 


Già questa genesi della ...questione revisionistica la dice lunga sulla sua serietà scientifica e culturale.


Ma il punto importante é un altro.


La Storia é per sua natura revisionistica. Essa é una melange in cui la componente cronologistica é non meno essenziale di quella interpretativa. La Storia é, necesariamente, anche interpretazione: diversamente, é pura cronologia e non ci sarebbe bisogno degli storici. Cambiano solo le dosi dei due ingredienti a seconda della maggiore o minore vicinanza degli eventi storici giacché, per qualli più remoti, a differenza di quelli più recenti, la componente interpretativa é certamente maggiore. Ma non può esservi dubbio che l'indagine storica ha indole interpretativa-ricostruttiva. Anche per gli accadimenti che si verificano sotto i nostri occhi (per inciso, trovo fortemente ridicolo parlare di revisionismo a proposito degli eventi dell'11 settembre).


Parlare quindi di revisionismo storico é come specificare che l'oste é venditore di vino.


Se invece con questa formula si vuole indicare una rivisitazione storica, fondata su elementi seri, quantunque discutibili, allora io non  vedo il perché essa formula non venga usata anche per la storia antica o per quella medievale eccetera.


In ogni caso, io sono una ingorda lettrice  - anche - di Mattogno, Felderer, Saletta e compagnia bella.

Postato da: ziaconcetta a 11:56 | link | commenti (5)
storia, fascismo, revisionismo, senza peli

venerdì, 16 giugno 2006
Il testimone

AVVERTENZE: Passo tratto dalle "Memorie di un testimone professionale". Il testo originario é in napoletano e contiene molte parolacce. Per cui ne offro solo la versione in italiano, anche se riconosco che la  forza espressiva ne viene notevolmente sminuita.

  "... (Omissis).....  Dopo tredici anni di cassa intergrazione, pensai che fosse giunta l'ora di cercarmi un lavoro. Ma quelli che mi si offrivano, o erano troppo faticosi, o non si addicevano alla mia natura di istrione.

Fu così che una sera, giocando a tresette, uno dei miei amici mi diede una triste notizia. Zazà o'fetente stava male di cuore e i dottori gli avevano dato non più di sei mesi di vita.

La notizia, da un lato mi rattristò parecchio, ma, dall'altro, mi fece assaporare la cinica speranza di prendere il suo posto di lavoro.

 Zazà era un testimone di professione. Stava dalle otto alle due nei pressi del Tribunale e offriva la sua attività professionale e la sua trentennale esperienza a chiunque avesse bisogno di un testimone attendibile. Lui aveva tanti clienti; non solo i privati, ma anche - e soprattutto - gli avvocati, si rivolgevano a Zazà. Chiunque avesse fatto una causa, o l'avesse subita, e non aveva testimoni, andava da Zazà. Lui li riceveva nel suo ufficio - la lambretta parcheggiata all'angolo del tribunale - concordava la versione della testimonianza; pattuiva l'onorario e chiudeva l'accordo con una stretta di mano. Poi, la sera prima dell'udienza, lui si ripassava la parte; studiava i dettagli; analizzava le eventuali contraddizioni; meditava sulle pose  e sull'espressione emotiva da assumere. Insomma,  non lasciava nulla al caso. 

Certo, poteva capitare, a volte un giudice troppo impiccione. Una volta, ad esempio, dopo che Zazà ebbe testimoniato in quattro cause diverse, nella stessa giornata e dinanzi allo stesso giudice, questi si meravigliò un tantino. Ma il nostro Zazà se la cavò da par suo, rispondendo, con grande indifferenza e naturalezza, che egli era uno che girava molto e che gli capitava,casualmente, di assistere a parecchi incidenti stradali.

Decisi, dunque, di andare a trovare Zazà e di chiedergli se, in nome del nostro vecchio comparaggio, fosse disposto a farmi fare un po' di tirocinio con lui.

In queste cose, il tirocinio é necessario.

Il lavoro é delicato assai.   ......" (Continua)

PS: (Di questi tempi non si sa mai). Ai miei occasionali visitatori: uagliò, se domani non posto, vuol dire che mi avranno arrestata. Sappiate che vi voglio bene assai. A proposito, io fumo qualche Camel e mastico le Daygum.

Postato da: ziaconcetta a 20:10 | link | commenti (2)
racconti

giovedì, 15 giugno 2006
Lezioni di mafia


Con iddovuto rrispetto, mi pemmetto ossevvare ca, si Dante aviss'a vivere ai nostriggionni, aviss'a fare un girone apposta pi'nnuautri. Vero iè. Picchì nuautri, feccia d'a società semu; a malacriànza devvìvere civile.


Con attrettantu ossiquiosu rrispetto, issottoscritto vulissi aggiungiri n'autra modesta ossevvazioni. Dda cosa ca si chiama mafia, a famigghja, i picciotti, non nàsciunu addifuori d'u Statu: nasciunu propriamente picchì u'Statu non c'é, e si c'é, si compotta malandrinamenti. Iè quannu issottoscrittu palla di Statu, non si rriferisce ai ggiudici, ai prifetti, ai carabineri che, povereddi, intevvengono dopo che a' "famigghja" si fommò; ma si rriferisce o'Statu ch'impedisci iffommassi d'i picciotti: u' Statu ca sovveglia a'scola dell'obbligo; ca non fa mancari l'acqua 'nni casi d'a povera genti; ca fa funzionari l'uffici di collocamentu, l'ospitali, a cassamutua; ch'assicura i stissi ddiritti al bracciante e au'baroni; e via ddicennu. Sulu accussì u'Statu po' pensari di pigghjarisi i'picciotti ié sottralli alle "famigghje". 


Quannu u'briganti Musolinu taliò un so'picciottu ca vulia prevaricari a povera ggenti, ci dissi: "Su 'sti muntagni iò nun vogghju ingiustizie: l'ingiustizie nuautri i lassamu ai sindaci e ai ggiudici giù in paisi".


 I me'rrispetti


TRADUZIONE


Col dovuto rispetto, mi permetto osservare che, se Dante avesse vissuto ai nostri giorni, avrebbe creato un girone apposta per noi. E' vero. Perché noi siamo la feccia della società e la mala creanza del vivere civile.


Con altrettanto ossequioso rispetto, il sottoscritto vorrebbe aggiungere un'altra modesta osservazione. Quella cosa che si chiama mafia, la famiglia, i picciotti, non nascono al di fuori dello Stato: nascono proprio perché lo Statio non c'é, o se c'é si comporta ingiustamente. E quando il sottoscritto parla di Stato, non si riferisce ai giudici, ai prefetti, ai carabinieri che, porveretti, intervengono dopo che la "famiglia" si é formata; ma si riferisce allo Stato che impedisce il formarsi dei "picciotti": lo Stato che sorveglia la frequenza della scuola dell'obbligo; che non fa mancare l'acqua nelle case della povera gente; che fa funzionare gli uffici di collocamento, gli ospedali, le ASL; che assicura gli stessi diritti al povero e al potente; e via dicendo. Solo così lo Stato può pensare di sottrarre i giovani alle "famiglie".


Quando il brigante Musolino scoprì che un suo picciotto voleva prevaricare la povera gente, gli disse: "Su queste montagne io non voglio ingiustizie: queste noi le lasciamo ai sindaci e ai giudici giù in paese".


I miei rispetti.

Postato da: ziaconcetta a 10:11 | link | commenti (2)
politica, mafia, lettere aperte

mercoledì, 14 giugno 2006
Ozio

Socrate  Dicono che l'ozio é il padre dei vizi. Sarà...Ma se quest'uomo non avesse oziato, non avrebbe sviluppato il Pensiero.

Postato da: ziaconcetta a 08:05 | link | commenti (2)
pilloline